Potrebbe essere questo, dunque. Un posto per cedere alle contraddizioni, un angolo muto. Un luogo da evitarsi, un luogo per evitarsi. Qui, adesso, si verifica un nonnulla. Si inganna il tempo mandando avanti gli orologi. Ci si veste di grigio per guarire la febbre. Si leggono storie di farfalle ai cani che ti inseguono per strada (per farsi i denti sulle tue poche ossa che oggi gridano una rivolta senza nome).
I tappeti di questa corte miserabile e decorosa esalano polveri stantie, sollevano turbinii invisibili che sono effluvi ammuffiti. Anni, ormai, che non si apre una finestra. Unghie fossili a terra per ritrovare la via. Dentro la gola, ricamata dall'abitudine, una matassa di capelli, come un polipo di filamenti bruciati, filtra il respiro per annerire il cervello.
sabato 9 febbraio 2008
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