domenica 10 febbraio 2008

L'AMORE MIO CHE NON MUORE

L'hai sognata stanotte.
Ormai dormi da due giorni, cerchi di dare un riposo orizzontale al tuo scheletro rotto. Adesso l'aria è satura di calori corporei, la febbre si è allargata per osmosi all'ambiente intorno, che è questa stanza in cui ti aggiri scalzo ferendoti i piedi sul pavimento scheggiato, che è l'universo interstellare e glaciale, la cellula primordiale, il buco nero finale del sipario dei tempi.
L'hai sognata stanotte.
E la sola frase che ricordi è: "Nell'ultimo pianeta dell'ultima stanza". Poi, aprendo gli occhi, ti sei scoperto ammalato. Di nuovo.

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